Le ciliegie sono il frutto del ciliegio chiamate anche cerase.

La ciliegia matura nel periodo primaverile (maggio – giugno), dopo una bellissima fioritura bianca rosata, un frutto polposo al cui centro si trova un seme duro e legnoso.

Il frutto nasce da due diverse specie :
il ciliegio dolce, che produce le ciliegie che siamo abituati a consumare come frutta fresca e il ciliegio acido, che produce amarene, visciole o marasche.

La ciliegia, normalmente sferica, di 0,7-2 centimetri di diametro, può assumere anche la forma a cuore o di sfera leggermente allungata.

Il colore, normalmente rosso, può spaziare, a seconda della varietà, dal giallo chiaro del Graffione bianco piemontese al rosso quasi nero del Durone nero di Vignola.
Anche la polpa assume colorazione e consistenza diverse a seconda della varietà e passa dal bianco al rosso nerastro nel primo caso e dal tenero al croccante nel secondo caso.
Il gusto è dolce, mai stucchevole, con punte di acidulo.
La ciliegia matura nel periodo primaverile-estivo e contiene un solo seme duro, color legno.
In Italia sono principalmente diffuse due categorie di ciliegie: i duroni, più grandi e scuri, e le tenerine, più chiare e piccole. Per la Chiesa cattolica la ciliegia ha anche un suo santo protettore: San Gerardo dei Tintori, si trova nella città di Monza nell’omonima chiesa e si festeggia il 6 giugno.
Le varietà sono:
- Adriana
- Alex
- Arecca
- Bigarreaux
- Burlat
- Cornum
- Del Monte
- Ciliegia di Lari
- Ciliegia di Vignola
- Durone nero di Vignola
- Early Lory
- Early Star
- Forlì
- Francesi
- Ferrovia
- Giorgia
- Graffione bianco
- Lapins
- Malizia
- Marasche
- Marosticana
- Mastrantonio DOP dell’Etna
- Montagnola
- Mora di Cazzano
- Moretta di Vignola
- Napoleon
- Sciazza di Siano
- Stella
- Summus
- Sweet Heart
- Van
- Vittoria
- Black Star
- Early Big
- Kordia
- Sandra
- Regina
- Folfer
LA CILIEGIA FERROVIA
Nell’ambito del territorio pugliese compreso tra Sammichele, Turi, Conversano, tre grossi centri agricoli, passa la ferrovia del sud-est.

- STORIA
Proprio alla periferia dell’abitato di Sammichele, nel 1933 nacque dal nocciolo di una ciliegia un piccolo alberello vicino al gabbiotto ferroviario. Il casellante, tale Giorgio Rocco, abile anche come agricoltore, incuriosito da questo strano evento mise tutta la sua passione e la sua abilità affinché l’arbusto si fortificasse.
Durante l’inverno 1933/1934, nonostante le cure continue e la protezione cui fu sottoposto l’alberello, sembrò proprio che questi non potesse sopportare i rigori del freddo e quando la neve arrivò in febbraio, il nostro casellante si mostrò rassegnato al peggio.
Invece, forse proprio a causa della neve che fece da protezione alla pianta, in primavera il piccolo ciliegio sembrò rinvigorito e così anche l’anno successivo, per fortuna, comunque, meno rigido del precedente.
Nel 1935 arrivarono i primi frutti, più grandi del normale, succosi e dolci, con un peduncolo più duro che si toglieva con maggior fatica.
Gli alberi così si propagarono con sapienti innesti prevalentemente lungo i tracciati ferroviari dando l’idea che il segreto di questa particolare ciliegia derivasse proprio dalla vicinanza con la strada ferrata. Si arrivò perfino a ritenere che l’unicità del frutto, particolarmente rigoglioso, fosse da ricollegare all’azione fertilizzante della cenere sprigionata dalle vaporiere.
Probabilmente invece, a sua tempo l’unica ragione plausibile potrebbe essere stata dettata dalla maggiore difficoltà di razziare le ciliegie lungo i tracciati ferroviari che non attraverso le strade asfaltate, notevolmente più frequentate da parte di motorizzati, ciclisti o semplici viandanti a piedi.
Oggi la produzione della “ciliegia ferrovia” è in continua espansione e costituisce un autentico fiore all’occhiello dell’intera raccolta cerasicola della Puglia, regione al primo posto assoluto nella produzione del delizioso frutto che, tra l’altro, possiede “nella ferrovia” un’altra caratteristica importante: quella cioè di resistere anche al trasporto prolungato, mantenendosi integra per molti più giorni di altre ciliegie, fino a sembrare appena colta.
Da alcuni anni poi, prevalentemente a giugno, in tutto il territorio circostante si tengono numerose sagre paesane che fanno accorrere migliaia di stimatori affezionati; e che richiamano un gran numero di visitatori ma anche di operatori ortofrutticoli provenienti dall’Italia e dall’estero, sempre più interessati a far pervenire sulle tavole di mezzo mondo l’ormai tradizionale prodotto.

